Educazione sessuale Milano

Educazione sessuale: in famiglia e a scuola

Come si può definire la sessualità? Quando e come è giusto parlarne con i figli? In questo articolo si cercherà di approfondire questo argomento e dare risposta a queste domande.

La sessualità

Quando si parla di sessualità, è naturale pensare prima di ogni altra cosa al sesso. È giusto ma non sufficiente. La sessualità è un tema molto più vasto, presente  nella vita di ognuno, che coinvolge l’individuo  non solo sul piano organico ma anche biologico, psicologico, emotivo, sociale e culturale.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce infatti la sessualità come “(…) un aspetto centrale dell’essere umano nel corso della vita che comprende sesso, identità e ruoli di genere, orientamento sessuale, erotismo, piacere, intimità e riproduzione. La sessualità è vissuta ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, credenze, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. (…). La sessualità è influenzata dall’interazione dei fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, giuridici, storici, religiosi e spirituali “. (Centro Federale per l’Educazione alla Salute, 2010)

Cerchiamo ora di fare chiarezza su alcuni termini.

Sessualità biologica

La sessualità inizia dal sesso inteso come genere: maschile e femminile. Dal punto di vista biologico la discriminazione principale tra i generi è data dagli organi genitali e la sessualità assume la funzione e lo scopo della  riproduzione per la sopravvivenza della specie.

L’identità di genere

A differenza della sessualità biologica che viene determinata in modo oggettivo dalla natura, nella costituzione dell’identità di genere entrano in gioco fattori psicologici soggettivi e fattori culturali. Per genere si intende l’insieme di tutti gli aspetti culturalmente condivisi riguardo la definizione di maschio e femmina, indicazioni esplicite o implicite, più o meno rigide in base al contesto socio-culturale, che determinano cosa appartiene al genere maschile e cosa a quello femminile. L’identità di genere è definita dunque dall’individuo  in base al senso soggettivo di appartenenza ad un genere piuttosto che all’altro. Può capitare che l’identità di genere non corrisponda al sesso biologico: si parla allora di identità transgender. Questa condizione riguarda quelle persone che si sentono estranee nel proprio corpo e che, nella maggior parte dei casi, vivono un’intensa sofferenza psicologica. Alcuni individui in questa situazione decidono dunque di sottoporsi ad un processo di “trasformazione” del corpo per poter finalmente percepire un senso di continuità tra mente e corpo e realizzare così la propria vera identità.

Ruolo di genere

Il ruolo di genere è definito dall’insieme delle aspettative sociali rivolte a uomini e donne. È evidente, infatti, che fin dalla nascita l’appartenenza ad un genere piuttosto che all’altro comporta una differenziazione, più o meno flessibile in base alla cultura di appartenenza, sul piano sociale e comportamentale. Si pensi, ad esempio, ai bambini: nella maggior parte dei casi, fin da piccoli mostrano preferenze differenti per i colori, i giochi, gli sport … Avete mai chiesto ad un bambino perché non gli piace il rosa? Molto probabilmente risponderà che è un colore “da femmina”. Se poi gli chiedete cosa ne pensa del giallo, probabilmente risponderà che gli piace perché non è né da femmina né da maschio. Queste differenze, seppur piccole, vengono trasmesse fin dalla più tenera età e contribuiscono a definire man mano che si cresce il proprio ruolo di genere. Fortunatamente alcuni dettami della società occidentale si stanno sempre più affievolendo lasciando spazio alla libera espressione dell’individuo ma alcune norme ed aspettative persistono.

Orientamento sessuale

Questo è l’unico aspetto della sessualità che prende in considerazione non solo l’individuo ma anche le relazioni con gli altri. L’orientamento sessuale riguarda infatti l’attrazione affettiva e sessuale prevalente di una persona che può avere dunque un orientamento eterosessuale, se rivolto al sesso opposto al proprio, omosessuale, se rivolto a persone dello stesso sesso, o bisessuale, se rivolto ad entrambi i sessi. (Curti A. G.,  2017)

L’insieme di queste componenti della sessualità costituisce l’identità sessuale.

L’educazione sessuale

L’educazione sessuale comprende un vasto repertorio di argomenti inerenti ai rapporti affettivi e sessuali ed è essenziale per la formazione, la preparazione e, appunto, l’educazione dei giovani (ma non solo).  Essa è definita dagli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa così:

“Educazione sessuale significa apprendere relativamente agli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità. L’educazione sessuale inizia precocemente nell’infanzia e continua durante l’adolescenza e la vita adulta e mira a sostenere e proteggere lo sviluppo sessuale. Gradualmente essa aumenta l’empowerment di bambini e ragazzi, fornendo loro informazioni, competenze e valori positivi per comprendere la propria sessualità e goderne, intrattenere relazioni sicure e gratificanti, comportandosi responsabilmente rispetto a salute e benessere sessuale propri e altrui.”

A chi si rivolge e quando parlarne?

È consigliabile trasmettere un’educazione sessuale fin dalla più tenera età, quando i bambini mostrano curiosità verso il proprio corpo, quello altrui e verso il modo in cui nascono i bambini, in genere intorno ai 3 o 4 anni. Alcuni si chiederanno se non sia un’età troppo precoce per affrontare certi temi . È un dubbio legittimo, non esistono regole precise, ma se un bambino fa delle domande significa che è curioso ed è giusto, anzi necessario, soddisfare quella curiosità in modo onesto fornendo adeguate informazioni circa l’ambito affettivo e sessuale fin da subito in modo da permettere un corretto sviluppo emotivo a riguardo. L’importante è scegliere il modo migliore per farlo, in base soprattutto all’età del bambino o del ragazzo. Ad esempio si può evitare di parlare di “penetrazione” ad un bambino nella fase pre-scolastica che chiede come nascono i bambini, ma si può facilmente spiegargli il processo della fecondazione e del parto con parole semplici (dai 7/8 anni è meglio usare i giusti termini!). Tuttavia l’educazione affettiva e sessuale assume maggior importanza nella fase di sviluppo pre-adolescenziale e soprattutto durante l’adolescenza, periodi in cui parlare di anatomia, fisiologia, concepimento e distinzione dei generi non è più sufficiente. Qui entrano in gioco temi più vasti ed è un preciso dovere dei genitori accompagnare i figli in questa fase! Qui, dove la curiosità cresce, il corpo inizia a cambiare, le relazioni interpersonali diventano più affascinanti ed intime e dove i ragazzi possono incappare in informazioni sbagliate (soprattutto su internet), proprio qui, l’educazione deve intervenire per preparare e proteggere i ragazzi, nel rispetto di se stessi e degli altri, della “normalità” e della “diversità”.  (Elem A., 2016)

Quali temi affrontare

Come accennato in precedenza, i temi da affrontare sono molti. Proverò ad elencarne i  principali suddividendoli per fasce d’età:

  • Fase pre-scolastica (3-6 anni): quando i bambini sono così piccoli, gli argomenti da trattare possono limitarsi a poche e semplici nozioni:
  • differenze fisiche tra maschi e femmine,
  • rispetto per il proprio e altrui corpo,
  • igiene intima,
  • cos’è l’amore,
  • cos’è il pudore,
  • cos’è la privacy,
  • come avviene la fecondazione e come nascono i bambini
  • Fase scolastica (7-10 anni): in questa fase i bambini dovrebbero avere già qualche conoscenza dei concetti base dell’affettività e della sessualità ma se manifestano dubbi o curiosità è bene assecondarli e chiarire ogni perplessità. È inoltre opportuno sostituire i termini precedentemente usati con quelli adeguati (se per esempio prima si diceva “pisellino” o “farfallina”, ora è giusto imparare a chiamarli “pene” e “vulva”). Infine è consigliabile iniziare ad approfondire in modo più tecnico la descrizione e la funzione degli organi genitali.
  • Fase pre-adolescenziale (11-13 anni): durante questo periodo i ragazzi possono iniziare a notare dei cambiamenti nel loro corpo (magari anche durante la fine della fase precedente). È bene assicurarsi che abbiano ben chiaro cosa sta accadendo, perché sta accadendo e cosa questo cambiamento comporta. In questa fase è inoltre importante chiarire i concetti di:
  • sessualità,
  • identità di genere,
  • orientamento sessuale

Inoltre, è consigliabile far capire al ragazzo o alla ragazza che non deve avere fretta nel fare certe esperienze, di capire quali siano le sue tempistiche fisiche e psicologiche e far capire l’importanza dei propri e altrui sentimenti. Infine è opportuno mettere in guardia i ragazzi riguardo i rischi del sexting, fenomeno ormai diffuso anche a questa età che consiste nel mandare in chat o postare su internet (soprattutto sui social!) foto intime o che mettono in mostra parti private del corpo.

  • Fase adolescenziale (14-18 anni): questa fase comporta più difficoltà rispetto alle precedenti. In questa fascia d’età infatti i ragazzi generalmente diventano più distaccati ed impulsivi, tendono ad imporre la propria autonomia e indipendenza e si vergognano a parlare di certi argomenti (soprattutto con i genitori). Nonostante ciò, i genitori devono cercare di assicurarsi che i propri figli siano consapevoli riguardo:
  • il proprio corpo e la propria identità sessuale,
  • le malattie sessualmente trasmissibili e la prevenzione,
  • i metodi contraccettivi,
  • i consultori,
  • l’aborto,
  • la comunità LGBT,
  • i rischi associati a internet (videochat, incontri con sconosciuti, sexting…),
  • pornografia VS realtà,
  • pedofilia e pedopornografia

Rischi di una mancata educazione affettiva e sessuale:

Non fornire una buona educazione sessuale ai giovani comporta numerosi rischi. Ad esempio: una mancanza di conoscenze può far sì che i ragazzi si ritrovino spaventati e impreparati di fronte ai cambiamenti del loro corpo; i ragazzi con poche conoscenze in ambito sessuale possono cercare informazioni da fonti non sicure incappando così in nozioni errate; scarse conoscenze portano i giovani ad accettare stereotipi, leggende e falsi miti come verità; l’inconsapevolezza dei rischi legati al sesso può metterli in pericolo sia per quanto riguarda le malattie, sia per le gravidanze indesiderate;  una consapevolezza insufficiente riguardo a tali argomenti comporta  una de-responsabilizzazione dei ragazzi; evitare di parlare di certi argomenti dà vita ai tabù che a loro volta rendono cose naturali come il sesso e l’affettività, cose innaturali di cui vergognarsi ed infine evitare argomenti così importanti può portare i ragazzi a sottovalutare l’aspetto emotivo e sentimentale del sesso. (O. Facchinetti, 2000)

Se non ci si ritiene in grado di fornire un’adeguata educazione sessuale ai propri figli può essere utile comprare per loro o lasciare in vista libri, riviste e opuscoli che ne parlano.

L’educazione sessuale a scuola

Nonostante l’Italia sia uno dei pochi paesi dell’Unione Europea senza l’obbligo dell’educazione sessuale nelle scuole, può essere realizzata grazie agli interventi degli insegnanti, degli educatori o del personale ASL, su discrezione dei singoli istituti, fin dalle scuole elementari. Viene effettuata con approcci che tengono conto dell’età e affrontano le giuste tematiche in base alla fase di sviluppo degli studenti. Oltre agli obiettivi più ovvi, l’intenzione è anche quella di formare i ragazzi prevenendo ogni tipo di forma di discriminazione. L’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, oltre a rappresentare un’importante opportunità di crescita e formazione per i giovani, costituisce anche un valido appoggio per i genitori che hanno difficoltà a trattare questi argomenti a casa con i propri figli. Purtroppo però non è facile introdurre un programma di educazione affettiva e sessuale nelle scuole perché, piuttosto che vederla come un supporto e un’opportunità, spesso viene ostacolata ed impedita dai genitori o da figure religiose che si oppongono pensando a tale intervento come inopportuno e precoce. (D’Orazio S., 2017)

Eppure, come afferma Fabio Veglia, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo e direttore del Servizio di Psicologia Clinica del Centro Clinico Crocetta di Torino, “Domandarsi se è troppo presto, significa quasi sempre arrivare a parlarne troppo tardi” ( Veglia F., 2004).

Bibliografia

  • Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA), 2010, Standard per l’Educazione Sessuale in Europa
  • Curti A. G., 2017, Identità sessuale: facciamo il punto, Sant’Agostino Psiche la finestra sulla mente
  • D’Orazio S., 2017, Educazione Sessuale nell’Ordinamento Scolastico Italiano, Proversi opinioni a confronto
  • Elem A., 2016, Educazione Sessuale: a che età è opportuno iniziare a parlarne?, HealthOnline
  • Facchinetti O., 2000, Parlare di sesso con gli adolescenti, Guide Agili per Genitori (GAG) N°5
  • Proietti G., 2017, 14 semplici regole per parlare di sesso con i figli, Huffingtonpost
  • Veglia F., 2004, Manuale di Educazione Sessuale, Erickson

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